Profoto B1X

Profoto B1X

Profoto B1X – powder photography

Profoto B1X & powder photography

Con la possibilità di usare una velocità di sync di 1/8000 in modalità HSS (High Speed Sync), il Profoto B1X era lo strumento ideale per realizzare questo servizio. Il flash si è dimostrato eccellente anche in modalità manuale, dando spazio ad una creatività originale e sicuramente stimolante.
Per altre info, vedi il post specifico sul blog.

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Vizi Capitali

Vizi Capitali

Vizi Capitali

A Beduschi+Vercelli Project

Vizi Capitali

Progetto Fotografico di Moda realizzato da Claudio Beduschi e Daniela Vercelli

Testo: Daniela Vercelli
Modella: Natasha
Trucco: Daniela Papini

Vizi Capitali

TERRAE ET VITIUM
Shanga fu chiamata a cospetto del grande anziano Maestro Utriv che la volle vedere – ma soprattutto ascoltare -, dopo che aveva ottenuto il nobile permesso di andare in visita sul pianeta Terrae.
Accompagnata dai guardiani di Utriv, la giovane donna attraversò il grande corridoio del palazzo; teneva la testa bassa, senza fare una sola domanda a chi fosse venuto a prelevarla.
Respirava profondamente, osservando le sue mani sudate e su cui spiccavano unghie nere e maltenute.

Shanga era la regina dei virtuosi, ma quel viaggio l’aveva completamente scossa e soprattutto mutata.
Un cambiamento radicale, a cui avrebbe a brevissimo dovuto fornire spiegazioni al grande Maestro Utriv.
La luce bianca che si irradiava nel palazzo la infastidiva, Lei, che da tempo amava il buio; intravedere dalle grandi finestre del corridoio del salone prati fioriti ed un cielo terso ad azzurro le procurava un senso di nausea assoluta e di profondissimo disagio.

Mancavano pochi passi ma si rese conto subito che non avrebbe potuto ingannare il grande Maestro: le sue parole, le sue gesta ed il proprio pensiero avevano preso un’altra strada.
Utriv la vide entrare e con un sorriso le disse di evitare l’inchino di rito e procedere subito al racconto di quella esperienza. La osservava con attenzione.

“Maestro, io non sono più Shanga“. Attese la reazione del Maestro che le fece tuttavia segno di procedere senza imbarazzo nel racconto.
“Maestro, La Terrae è affascinante, nulla a che vedere con il nostro mondo!”
“Laggiù ho incontrato emozioni forti, distrazioni, tentazioni e trasgressioni che mi hanno messa a dura prova, ma mi hanno fatto sentire un essere più libero, più forte”.
“Guardami Maestro” disse Shanga “ ti mostro i sette Vizi Capitali “: improvvisamente si trasformò nella superbia, poi nell’avarizia, e poi nella lussuria e ancora nell’invidia, nella gola, nell’ira e infine nell’accidia.

“Utriv lasciami tornare laggiù. E’ quello il mio Pianeta, voglio finire li la mia esistenza”.
Rispose il Maestro: “Noto con grande dispiacere il tuo entusiasmo: hai smarrito ciò che per alcune persone sono alcuni importanti valori della vita. E sicuramente adesso questi ultimi risulteranno per te noiosi, superflui e privi di interesse.
“E’ così mio Maestro”.
“Bene, il mio invito alla scoperta dell’inconscio umano attraverso le sue manifestazioni ha dato i suoi frutti.

Vizi e virtù per imparare a conoscere sé stessi. Ed ora tu hai deciso per il mondo dei vizi, ma non sarò certo io a giudicare e ti lascerò libera di scegliere.
E’ incredibile però, proprio tu che eri lo slancio verso il giusto, verso il bene, proprio tu, Shanga”.
Il Maestro le accarezzò i capelli, si alzò e andò verso la luce.

“Perché? Perché mi hai mandata laggiù? Perché mai, mio Maestro?
“Non sei mai partita Shanga. E’ questa la Terrae: un luogo in cui ogni uomo sceglie in piena libertà e a suo rischio il proprio percorso di vita.
Non c’è luce senza buio, non c’è virtù senza vizio.
Ed io non posso che augurarti, qualora cambiassi idea, di avere la forza per tornare indietro.

Vizi Capitali

Strange Projects sono elaborati progetti fotografici e video, di studio e di ricerca.
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Leggenda dell’arcobaleno

Leggenda dell’arcobaleno

Leggenda dell’arcobaleno

A Beduschi+Vercelli Project

Leggenda dell’Arcobaleno

Progetto Fotografico di Moda realizzato da Claudio Beduschi e Daniela Vercelli

Testo: Daniela Vercelli
Modella: Lucia Argenti
Trucco: Daniela Papini

Leggenda dell’arcobaleno

C’era una volta una bambina cieca e poverissima che viveva in una umile casa.
Si chiamava Matilde.
I genitori erano partiti in cerca di qualche fortuna ed i nonni, anch’essi poverissimi non vedendo più rientrare i genitori della bambina e pensando fosse accaduta loro una qualche disgrazia, decisero seppur con malincuore di affidarla ad una ricca famiglia della contea.

Il giorno che vennero a prendere la bambina, le lacrime della nonna scorrevano intense sul proprio volto e singhiozzi di dolore si udivano sino oltre il bosco.
Il nonno disse: bambina mia, sii forte ed un giorno, se mai potrai tornare indietro e perdonarci, segui l’arco del cielo.

Nonno, come è fatto l’arco del cielo? Dove lo troverò? Io sono cieca!!! come potrò vederlo? chiese la bambina mentre saliva sulla carrozza di chi era venuta a prenderla.

Rispose il nonno: Arriverà il suono del tuono che spaventerà te e gli animali del bosco con la sua voce paurosa ed il suo bagliore sorprendentemente brillante. E subito dopo la pioggia che bagnerà il tuo volto, il tuo corpo sollevando tutti i profumi dalla terra.
Tu non potrai vedere ma imparerai ad ascoltare attentamente ogni singolo suono, ogni singola parola.
E sarà l’istinto dell’amore a condurti indietro.

Li vide diventare piccolissimi mentre la carrozza si allontanava, ma decise che li avrebbe un giorno riabbracciati.

La vita della bambina scorreva monotona nella nuova famiglia ma crescendo era sempre più forte il desiderio di tornare nella vecchia casa dei nonni. Un giorno sentì un potente tuono che squarcio il cielo e l’istinto le disse di uscire in qualche modo dalla casa in cui abitava. Con fatica raggiunse l’uscita della grande dimora e varcata la soglia di casa capì che iniziava a piovere.

Si ricordò delle parole del nonno e senza pensarci troppo iniziò ad incamminarsi verso il bosco. Conosceva tutti i profumi del bosco ma la strada non l’aveva mai percorsa da sola. Si fece strada tra gli arbusti, gli alberi mentre la pioggia continuava a scendere sempre più forte. Infreddolita ed in preda alla paura, inciampò e cadde. Rimase a terra per qualche minuto, sino a quando una gentile mano la aiutò a rialzarsi.

Chi sei tu? chiese impaurita la bambina.
Io sono la fata del colore Verde.
Sono un colore importante, rappresento la vita e la speranza. Io coloro l’erba, le foglie e gli alberi. Guardati intorno, osserva il bosco e vedrai che sono nella maggioranza delle cose.
Io non posso vedere il verde, rispose la bambina.

La fata si trasformò allora nel colore Blu.
Bambina, osserva allora questo colore. Io sono il cielo con i suoi immensi spazi, le sue nuvole e sono anche il mare intenso e profondo che dona vita agli animali che lo abitano, pace e tranquillità.

Io non posso vedere il Blu, rispose la bambina.
Decise allora la fata di trasformarsi nel colore Giallo.
Allora bambina guarda questo colore portatore di gioia, felicità e calore nel mondo. Il sole è giallo ed ogni volta che guarda un fiore giallo il mondo intero sorride. Senza di me non ci sarebbe divertimento.

Io non posso vedere il Giallo, rispose la bambina.
La fata, come se fosse provocata, si trasformò nel colore arancione.

E questo colore ti piace bambina? E’ il colore della salute e della forza. Non è facile incontrarmi e proprio per questo sono prezioso.
Io riempio il cielo, all’aurora o al tramonto. La mia bellezza si diffonde così tanto che non esiste persona al mondo che non possa amarmi.

Io non posso vedere l’arancione, rispose ancora la bambina.
Temendo di essere presa in giro, la fata si trasformo nel colore rosso.

Questo colore non puoi non vederlo! Il sono il Rosso, padrone assoluto dei colori! Coloro il sangue che dona la vita. Io sono il colore del pericolo e del valore. Io sono disposto a mettermi in gioco per una causa. Io porto passione nel sangue, io faccio pulsare i cuori. Coloro la rosa dell’amore.

Mi spiace ma io non posso vedere nemmeno il Rosso, rispose tremante la bambina.

Quasi irritata la fata si trasformò nel Porpora.
E allora lo vedi questo colore?? disse alzando la voce.
E’ il colore della regalità, del potere. Mi hanno sempre scelto i re ed i potenti, perché sono saggio, autorevole. sono un colore a cui tutti portano rispetto.
Quindi anche tu , piccola bambina indifesa, dovrai portarmi rispetto.

Balbettando la bambina rispose: …Ti sento ma non ti vedo. Non posso vederti.

Indignata la fata rispose: Piccola, microscopica ragazzina, ti prendi gioco di me?

Trasformandosi nel colore Indaco e con voce molto arrabbiata disse: Allora forse l’unico colore che puoi vedere è questo! Sono il colore del silenzio, non mi si vede proprio, rappresento il pensiero e la riflessione. Tutti gli altri colori hanno bisogno di me come fonte di equilibrio!
Ed ora non dirmi che non vedi!

Si, rispose piangendo la bambina. Non vedo. Io non vedo. Non vedo i colori, nemmeno uno! Non lo hai capito che non vedo niente? Niente di niente! Sono cieca! E se proprio lo vuoi sapere l’unica cosa che vorrei vedere al mondo, anche per un solo attimo, è l’arco del cielo poiché se io lo vedessi potrei tornare a casa mia, dove mi aspettano i miei nonni, o forse… nessuno.

Detto questo, voltò le spalle alla fata e riprese con fatica a camminare senza neppure sapere dove stesse andando.
Camminò a lungo, sempre piangendo quando si accorse che era cessato di piovere. Un tiepido calore scaldava il suo corpo. Sentiva il profumo di un prato e l’aria frizzante del cielo. Il suo cuore pulsava ma si sentiva forte e nonostante la stanchezza il suo pensiero la portò ad immaginare di essere giunta alla casa dei nonni.

Senti improvvisamente la voce della fata dirle: Prova ad aprire gli occhi.
Così fece e magicamente vide per la prima volta in vita sua un meraviglioso ed imponente arco colorato svettare nel cielo.
Fu un attimo infinito e poi nuovamente il buio.

Poco dopo, ritrovò la casa dei nonni, potè riabbracciarli e condusse una vita felice per molti anni.
Quel giorno lo aveva visto.

Lo chiamavano l’arcobaleno e il buio delle immagini di Matilde non fu mai più nero.

Leggenda dell’arcobaleno

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Riciclo della Vita

Riciclo della Vita

Riciclo della Vita

A Beduschi+Vercelli Project

Riciclo della Vita

Progetto Fotografico di Moda realizzato da Claudio Beduschi e Daniela Vercelli

Testo: Daniela Vercelli
Modella: Emma Valenti
Trucco: Daniela Papini

Riciclo della Vita

Ludovica era una giovane ragazza che amava la vita e gli animali.
Da bambina nonostante lei non amasse troppo pupazzi e bambole le vennero regalati una montagna di giocattoli.
Non aveva interesse per loro, preferiva colorare con i pastelli a cera, guardare la tv o addobbare Enrico, un manichino trovato in soffitta, con la collana di perle della mamma.
Eppure i giocattoli arrivavano continuamente ad aumentare la sua collezione di oggetti non utilizzati. Ludovica crebbe ed i giocattoli finirono in un cartone per essere dimenticati per molti anni.
Un giorno la sua bellezza sbocciò da un grande fiore di carta che avvolse le sue forme rendendola unica.
Non trovando nulla per coprirsi prese due meravigliose coppe da macedonia in plastica e si coprì i giovani e splendidi seni.
Infine, aprì lo scrigno dei gioielli e trovò braccialetti di carta e plastica.
Non capiva.
Ma una festa la stava aspettando e corse ad infilarsi la sua giacca preferita scoprendo subito che nessun animale aveva donato la propria vita per quell’indumento, nessun animale era morto per la per la sua vanità.
Era strano… ma questo le piaceva.
Iniziava a vedere tutto sotto un altro punto di vista.
Pioveva carta! Ma il suo ombrello rotto non sarebbe finito in un cassonetto della spazzatura.
Ed improvvisamente era come se una plastica trasparente fosse divenuta la sua pelle, una sua complice con cui giocare.
Abiti e gonne riempirono il suo atelier personale; la gente la fermava per strada chiedendole quale fosse il segreto di tanto fascino e lei semplicemente rispondeva: Responsabilità e rispetto per la natura.
Ludovica ormai adulta prese tutti i suoi giocattoli e li riciclò portandoli in dono a bambini che non ne avevano mai posseduto uno. In fondo anche quello era un modo per riciclare.

Per tutta la vita Ludovica seguì questo modello di vita.
I suoi figli crebbero con questo pensiero e pertanto il ciclo della vita di Ludovica divenne così in qualche modo… riciclato.
Solo l’inquietante Enrico, venne ereditato dai suoi figli in quanto fatto di porcellana, materiale non riciclabile; ma a volte esistono strane cose che si ereditano e fanno parte di sentimenti appartenenti al … ciclo della vita.
Il ciclo della vita di Ludovica divenne così in qualche modo… riciclabile.

Riciclo della Vita

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Fashion & Vegetables

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A Beduschi+Vercelli Project

Fashion & Vegetables

Progetto Fotografico di Moda realizzato da Claudio Beduschi e Daniela Vercelli

Testo: Daniela Vercelli
Modella: Marta Tuttorosa
Trucco: Daniela Papini

Fashion & Vegetables

La Bella addormentata nel bosco

Tanto tempo fa, a Manhattam vivevano re Giorgio e la sua graziosa regina.
Nacque una bambina che chiamarono Bistecca.
Per festeggiare la sua nascita, diedero una grande party su invito di magnati, petrolieri, assicuratori, banchieri, tutti vestiti degli abiti migliori e portando doni, andarono presso il loro palazzo per vedere la neonata e farle gli auguri.
Un riccastro che regnava sul Paese vicino, arrivò con il suo giovane figlio nella culla, un futuro cantante rock di nome Sir Bon John. I due re sognavano da molto tempo di fare business tra i loro Paesi per mezzo del matrimonio dei figli, ed in questa occasione annunciarono il fidanzamento dei due bambini. La festa era al culmine quando comparve la strega buona Flora. Agitando la bacchetta magica si avvicinò alla culla e disse “Piccola principessa, il mio dono sarà la bellezza” mentre la sua bacchetta spruzzava scintille di polvere fatata…

Una folata di vento spalancò le porte del castello. Vi fu un lampo accecante e Bruca la strega cattiva, comparve in mezzo alla sala, furente per non essere stata invitata soprattutto ai balli hip hop.
Nel silenzio generale, alzò le braccia e annunciò: “Anch’io farò un dono alla bambina. La principessa Bistecca crescerà in grazia e bellezza, ma prima che cali il sole sul giorno del suo sedicesimo compleanno, diventerà carnivora e morirà!” La povera regina prese la sua bimba dalla culla e la strinse forte a sé, come per proteggerla dalle terribili parole della strega.
Le guardie circondarono Bruca ma con la sua potente magia ella si circondò di fiamme e scomparve in una nuvola di fumo di sigaretta… Allora Flora disse: “Dolce principessa, un giorno finirai in un orto senza conservanti, sarai in mezzo alla verdura fino a quando non la amerai e comincerai a mangiare solo quella.
I due coniugi decisero di partire subito per Hong Kong dove l’avrebbero portata a vivere in mezzo ai supermakets. E così per diversi lunghi anni, la principessa crebbe nascosta in un grattacielo avendo come compagni brokers, uomini d’affari e così via. In tutto questo tempo, Bruca viaggiò su migliaia di taxi, treni e metrò per trovare Bistecca. Ma invano, perché il caos cittadino non consentiva di identificare le persone.

Il giorno del sedicesimo compleanno della principessa, Flora volle farle la sorpresa di uno smartphone. Con una scusa, La mandò a cambiare dei buoni benzina.
E grazie alla sua buona conoscenza di Internet, inizio a cercarle un cellulare. Sfortunatamente, un hacker capì che si trattava di un’amicizia della principessa Bistecca.
Nel frattempo, il musicista Sir Bon John, ormai cresciuto ed in downtown per comprarsi un paio di Converse Star, incontrò al Bar Bistecca : fu amore a prima vista.
Ma Bruca ormai era già in contatto con l’hacker e fecero in modo di eliminare tutto ciò che facesse parte delle verdure.
Allora Flora, senza farsi vedere entrò nel bar dove c’erano Sir Bon John e versò nel mohito di Bistecca un allucinogeno.
La principessa Bistecca si trovò improvvisamente immersa tra peperoni, asparagi, mele e finocchi: insomma frutta e verdura mista.

Ma dov’era finita? Era quella la sua favola? In un orto?
Incuriosita iniziò a mangiare verdura e frutta ma le venne un mal di pancia terribile sino a quando svenne.
Il giovane rockettaro girando come un matto con la sua moto, riusci finalmente a trovarla.
Giunse quindi dove giaceva la principessa Bistecca, stesa su di un letto di frutta e verdure, bellissima, tremendamente biologica: la baciò delicatamente, mettendole a fianco una centrifuga… la principessa si destò, sorrise a Sir Bon John e tutta la stanza si illuminò.
E da quel giorno vissero felici e vegetariani.

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